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La provincia italiana
di Gian Carlo Scotuzzi - Gli articoli integrali sono solitamente riservati ai sodali - Contatto - Correlato: Giornale di bordo.
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martedì 12 novembre 2019

 

BRESCIA, VERONA E TRENTO

La battaglia del Lago

Da sempre il Garda è riserva di caccia di Austriaci e Tedeschi, che vi estivano a milioni e a decine di migliaia si comprano bicocca, lievitando i prezzi degl’immobili e ingrassando mercanti autoctoni che rifilano di tutto.
Ma quest’anno sono arrivati compratori cinesi, insensibili al fascino benacense e quindi meno turlupinabili, ma sensibilissimi alle prospettive reddituali che i loro più copiosi investimenti schiudono. Dinanzi alle due etnie in concorrenza tra loro gli autoctoni si erano preparati a enfatizzare le loro rendite di posizione. Ma ieri, al Mandarin Oriental di Monaco, allemanni e cinesi hanno raggiunto un’intesa spartitoria: ai primi la sponda orientale, ai secondi quella occidentale.
Ecco come si è saldata l’Asse Vienna-Berlino-Pechino.
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20191112LGarda

ITALIETTA DA PIANGERE

Esclusivo! Hanno rubato l’auto all’amico del giornalista

Negli ultimi dodici mesi in Italia hanno rubato oltre 220 mila vetture. Cioè 25 l’ora, per l’intero calendario. Duemila e rotti sono state ritrovate più o meno intatte. Per le altre ci si contenti del rimborso dell’assicurazione, se c’è.
Se tutt’i questi derubati si dolessero a mezzo stampa i quotidiani scriverebbero 602 articoli. Ma, giusta lode al vaglio delle notizie in ordine d’importanza e giusto rammarico per un Paese dove il furto d’auto è virtualmente depenalizzato per irreperibilità dei rei, questo genere di microcrimini non finisce sul giornale. Salvo che il derubato sia amico del gazzettiere. In questo caso, com’è successo ieri a Lerici, il quotidiano locale – Secolo XIX – relata con ricchezza di particolari la sparizione di una «vecchia utilitaria, quasi un catorcio». A giustificazione del clamore attribuito all’evento, il gazzettiere adduce l’eccezionale personalità dell’appiedato, talmente fiducioso nell’umanità spezzina da «parcheggiare l’auto senza preoccuparsi di chiuderla e anzi lasciando spesso le chiavi nel cruscotto»; bisogna essere proprio senza cuore per derubare simile pasta d’uomo, peraltro «grecista», cioè docente di lingua ellenica antica. Un santo-dotto: si merita la foto su due colonne e l’eco del suo appello a restituirgli il catorcio.

 
10 novembre 2019

 

PORTO MARGHERA: IMMIGRATI SENZA DIGNITÀ

Mensa operaia all’addiaccio, seduti per terra

Un cartoccio di pasta e kebab, mezza bottiglietta d’acqua: 3 euro. La mensa al coperto è lì accanto e offre pasto caldo e completo ma è riservata alle tuteblù di pelle bianca perché costa il valsente del salario giornaliero delle tuteblù di pelle scura.
Viaggio tra i dipendenti di serie B dei cantieri navali.
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20191110LMarghera

PADOVA

Grazie, buon Dio

Uno stormo d’uccelli volteggia sopra i campi di Arre. Il decano a capofila lancia l’allarme: «Attenzione! Cacciatore e ore due, doppietta puntata, disperdersi!»
Il frullo d’ali si smorza ai quattro venti. Il terrore è nelle piume perché ogni stagione venatoria decima il popolo alato. Il più lento dello stormo rimane arretrato e si ritrova nel mirino della doppietta. Invoca il Signore dei volatili: «Alar, ti prego, salvami!».
Il puntatore crolla d’infarto.
Originario di Conselve, aveva 65 anni.

 
9 novembre 2019

 

LA CUCCAGNA DEI DISONESTI

Assicurati e assicuratori si truffano a vicenda

È una patologia diffusa in ogni landa capitalista ma che da noi è degenerata a fisiologia. L’esplosione di Quargnento è solo un anello, enfatizzato dalla cronaca a seguito della morte di tre pompieri, di un’infinita catena d’inganni e arricchimenti indebiti perpetrati da ambo i contraenti.
Dall’incidente stradale simulato alla clausola quasi invisibile che nega l’indennizzo, dall’infortunio fasullo alla polizza disdetta quando l’assicurato si ammala troppo e via elencando stratagemmi dolosi. Ma nel riparto contabile degl’inganni a stravincere sono sempre le compagnie di assicurazione. Ecco una rassegna delle malefatte più fantasiose e delinquenziali, cominciando dalla compagnia siciliana che vendeva polizze auto senza precisare che erano valide soltanto nell’Isola; per cui i siculi, traghettando in Calabria, si ritrovavano senza assicurazione.
[…]

20191109LAssi

ANSIE DI PROTAGONISMO

Il nemico è alle porte

A Strambino, borgo piemontese di seimila abitanti, un discolo nottambulo disegna una svastica sul selciato. Una runa delle dimensioni d’un tombino e destinata a sparire presto con pioggia, spazzinaggio e traffico. Ma tanto basta a far scattare l’emergenza antinazismo, con la solita passerella di politicanti sdegnati dinanzi alla stampa locale.
Questo della chiamata alle armi a seguito di eventi irrilevanti e puerili è vezzo antico come il cucco ma che funziona sempre, al punto da generare il sospetto di provocazioni inscenate a bella posta per coglierne i frutti mediatici. Tutto cominciò ai tempi delle Brigate Rosse, quando dito ignoto disegnò sulla polvere di un citofono condominiale la famigerata stella a cinque punte. Siccome lì abitava anche un giornalista non adeguatamente baciato dalla fama, questi l’ottenne proclamandosi oggetto delle «minaccia terrorista»…

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8 novembre 2019

 

SQUOLA DI STATO IGNORANTE

È aperta la caccia al dirigente scolastico

Nugoli di sparatori tirano a casaccio, non importa quanto il bersaglio si meriti il colpo. Chi timona un istituto educativo può essere bravo quanto vuole o, all’inverno, asino da paura, ma se delude l’utenza è comunque colpevole.
Un’utenza predominata da genitori didatticamente straccioni, ringhiosi mastini dell’intangibilità del loro superbambino. Che vorrebbero imbozzolire in una Cortina Maginot che tenga alla larga tutto che sia sgradito alla loro superfamiglia: educatori incapaci di raddrizzare pargoli irreversibilmente viziati o inidonei a superare i rituali ostali di una scuola normale; poi sparano ai sindaci, colpevoli di non approntare aule perfette per prole tanto dotata; poi sparano ai medici, che pretenderebbero far prevenzione epidemica su corpicini tanto perfetti; poi… sino ai dirigenti scolastici, appunto, che alla fine sono responsabili di tutto. Anche delle bizze del caso.
Un bimbo si appropria di una sedia trovata in corridoio, l’accosta alla ringhiera sulla tromba delle scale e vi si sporge sino a precipitarvi a morte?
Colpa dei genitori che allevano figli sregolati? No, colpa del dirigente, che avrebbe dovuto prevedere i rischi di una seggiola abbandonata o di ringhiere non alte sino al soffitto. Sarebbe bastato, al dirigente, ispirarsi allo zoo, dove non accade mai che una scimmia, saggiamente ingabbiata sugli otto lati, precipiti di sotto.
Uno studente scassa una porta che conduce a un tetto, vi sale e anche lui precipita. Colpa sua? No, della dirigente scolastica, che avrebbe dovuto prevedere la tendenza di ogni ragazzo a spasseggiarsi in quota, nonché la di lui disinvoltura nell’irridere chiavistelli, e dunque avrebbe dovuto murare, o quantomeno blindare con serrature bancarie, la porta famigerata. La dirigente sia rinviata a giudizio e il verdetto sembra lo sfogo di Antisalomone: ostracismo penale alla dirigente.
Ma perché, signor giudice? Ho fatto quanto era in mio potere, segnalando l’inadeguata chiusura della porticina sul tetto all’ente proprietario, manutentore della scuola.
Taccia la dirigente rea! Non sa che un capo d’istituto è sempre responsabile personalmente, sul piano civile come su quello penale, delle bizze del fato?
Sembra una burletta, ʼché in effetti la scuola italiana è nella mani di legislatori e gallonati ministeriali incompetenti oltre il ridicolo, ma per chi ne paga le conseguenze c’è poco da ridire. C’è da piangere sino a ridurre stuoli di bravi dirigenti ad andare in ufficio con l’elmetto, tanto la guerra dichiarata da politicanti, iperburocrati e genitori egotisti è senza esclusione di colpi.
Un docente sfiora il braccio a un alunno e l’indomani pappino e mammina lo querelano per violenza privata, insieme alla dirigente, correa per non aver tenuto a guinzaglio l’insegnante «aggressore».
Il bullo di classe scazzotta un debole? Scatta subito la denuncia «per omessa vigilanza».
La maestra ritira il cellulare a un discolo che ne abusa musicalmente sino a impedire la lezione? Scatta la denuncia per «sequestro e appropriazione indebita di bene privato».
Un fulmine arrostisce un alunno durante la ricreazione? Si ammanettino subito gl’insegnanti, cui un bollettino meteo inclusivo di eventualità temporalesche avrebbe dovuto sconsigliare l’uscita della classe in cortile.
Un alunno certificato «iperattivo» – la diagnosi di ritardo mentale è desueta, offensiva com’è delle aspettative genitoriali – si lancia di corsa contro il muro della palestra e finisce al pronto soccorso. Mamma denuncia tutti «per non aver sgombrato la palestra di ogni manufatto suscettibile di ferire».
Guardi signora che suo figlio è andato contro il muro.
Avreste dovuto togliere di mezzo anch’esso!
E via sciorinando quotidiane declinazioni della sindrome iperprotettiva e pargolocentrista, dura da eradicare a secoli dell’avvento della teoria sociocentrista che l’ha soppiantata in campo scientifico e in quello evolutivo della convivenza civile.
Quale è l’esito sul pianeta scuola di tanta gragnola di stupidera genitoriale e d’irresponsabilità legislative e ministeriali? Questo: il pur vasto insieme di bravi e coscienziosi dirigenti scolastici è deprivato della serenità personale minima e del minimo sostegno contestuale per spremere dall’istituto il suo potenziale educativo.
Ogni giorno i dirigenti paventano le isterie di un’utenza pronta a impazzire per ogni inciampo didattico o fisico degli alunni, per ogni turbativa generata dal Caso (che di cognome fa sempre Dirigente, come detto). Così il dirigente si difende come può, spesso alzando scudi a volte ridicoli, altre inefficaci, altri vessatori e tutti quanti in odor d’illegalità.
Ecco la dirigente che, già messa al tappeto da insensate denunce per infortuni durante la ricreazione, l’ha abolita. Non scherzo: durante l’intervallo i bimbi rimangono in classe, la merendina la mangiano al banco.
Ecco la dirigente comandare i bidelli a chiudere seggiole e arredi non utilizzati sotto chiave e a presidiare le scale quando un bimbo vi sale o ne scende.
Ecco la dirigente comandare gl’insegnanti a non perdere mai di vista gli oggetti scrittori puntuti e gli accessori: un pennarello potrebbe cavare un occhio, un righello di taglio potrebbe sciabolare ferita malandrina.
Ecco – episodio di ieri – la dirigente bresciana emettere una grida che impone agli oltre 700 alunni dell’istituto comprensivo di regolare a cadenza la vescica e ai bidelli di presiederne il corretto ritmo: gli allievi del primo piano possono andare a fare pipì ogni 60 minuti, a cominciare dalle 8.00 alle 8.05; poi dalle 9.00 alle 9.05 e così via. Quelli del secondo piano: dalle 8.05 alle 8.10; poi dalle 9.05 alle 9.10 e così via. Sempre, in ogni piano e in ogni finestra minzionale oraria, i candidati al gabinetto devono essere affidati dall’insegnante al bidello, che li preleva sulla soglia della classe e li accompagna a quella del cesso, e poi li riaccompagna in classe.
Lo sa la dirigente, lo so io e l’intuite anche voi: è una direttiva impraticabile. Ma ormai gli obiettivi del “dirigente flessibile che non crea problemi al ministero e piace agli utenti” sono estranei alla paideia, all’efficienza e persino alla fattibilità e alla logica. Sono la giusta rendita di diseducazione e di stupidità che bisogna pagare a genitori responsabilissimi, loro sì, di negare ai figli quella Buona Scuola di cui sparlano a vanvera.

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CORSI DI ORDINARIA FOLLIA

Scuolaguida per monopattinatori

Converrete che se uno ha bisogno andare a lezione per imparare a usare il monopattino è bene non ci salga mai.
Eppure ieri mattina, nel 16° sottomunicipio di Marsiglia, cinque ragazze di 17 anni hanno seguito il primo corso europeo di patente per monopattino. È organizzato con gli auspici del sindaco, in collaborazione con le tre società concessionarie della gestione dei monopattini municipali, in uso gratuito da gennaio scorso. Le società sono Circ, Voï e Bird, ovviamente a fine di lucro, i costi sono tutti a carico della cittadinanza.
Jean-Luc Ricca, vicesindaco con delega al traffico, conciona dai pulpiti televisivi: «Pedagogia, pedagogia e ancora pedogogia: ecco l’obiettivo della nostra iniziativa…»
La domanda è: quante ore trascorreranno prima che nugoli di autoscuole italiane invochino provvidenze pubbliche per tenere corsi analoghi, corrisposte da pubblici amministratori felici di erogarle in cambio di voti?

 
6 novembre 2019

 

TARANTO VERSUS PALERMO

«Ma sì, gli altri crepino di cancro purché il mio supersalario sia salvo»

È scientificamente e legalmente accertato: l’acciaieria di Taranto, la più grande d’Europa, esala veleni che hanno ucciso e continuano a uccidere i residenti del circondario. Dopo anni di patimenti subiti e di lutti, la popolazione si è ribellata e nel corso d’altri anni ha ottenuto da autorità sanitarie e magistratura la messa fuorilegge dell’azienda. Posta dinanzi a un ultimatum: o trovi la maniera di produrre senza ammalare a morte gli abitanti di Taranto oppure chiudi.
Beninteso, i suffumigi letali degli altoforni accoppano molto di più gli operai dentro di quanto accoppino i residenti fuori. E dunque anche quelli dentro hanno sempre protestato. Ma con moderazione, perché sempre preoccupati di non provocare l’azienda ad andarsene, giacché i padroni han sempre parlato chiaro: o ci lasciate produrre in economia, cioè senza imporci risanamenti che, ben fatti, ci costerebbero un occhio, oppure ce ne andiamo. Per questo le rivendicazioni salutiste dei sindacati si sono sempre concluse con monetizzazioni della salute: il padrone aumenta il salario e in cambio i condannati all’aerosol tossico e cancerogeno continuano a respirarlo.
I sindacati e i loro mandanti sono padronissimi di vendere la vita al padrone; contenti loro, contenti anche noi che la società civile sia sfoltiti da vili sino al baratto soprassoldo oggi contro suicidio domani. Ma purtroppo il cancro si porta via, oltre ai candidati volontari alla malattia e al suicidio, anche quelli che, fuori dalla fabbrica, vogliono rimanere sani e continuare a vivere il più a lungo possibile.
Delle due istanze che echeggiano a Roma, quella dei morituri volenti e quella dei morituri nolenti, il governo presta più attento orecchio alla prima. Questione di calcolo elettorale: gli operai sono inquadrati da sindacati, apportatori di voti certi; per contro, la popolazione non sa organizzarsi come si deve e comunque finisce col farsi rappresentare da politicanti disposti al medesimo compromesso operaio: i veleni letali sono il male, la disoccupazione sarebbe il peggio.
Sicché oggi siamo all’ennesima replica. Cioè alla sfida alla magistratura, spinta a invertire una priorità valoriale ovvia in un Paese etico: prima il diritto alla salute della popolazione (e dei lavoratori, loro malgrado), dopo il posto di lavoro. È un sillogismo elementare e inscalfibile nel regno della razionalità. Ma governo e sindacati hanno trovato il modo di demolirlo con una campagna di stampa che alterna bugie a stimoli emozionali.
Le menzogne basta ribadirle a ogni telegiornale e farle scrivere ogni giorno sulla stampa cartacea, giacché in Italia i pennivendoli sono materia prima inesauribile per ogni manipolatore: la ripetizione si sostituisce alla dimostrazione.
Le emozioni basta suscitarle con la tecnica hollywoodiana del primopiano lacrimevole: ci si appena per il poco che si vede, non già per il tanto che pure si conosce. Si vedono facce operaie terrorizzate dalla disoccupazione, si vedono le loro famiglie. Non si vedono le conseguenze dei veleni sulla città tutta, non si vedono i morti, gli allettati, i sofferenti. Non si vede la bilancia dei costi umani: in un piatto diecimila occupati che peraltro rischiano al massimo di lazzaronare qualche anno sulla cassa integrazione, sull’altro schiera multipla di vittime dell’inquinamento. Si vede la simulata fermezza dei politicanti nel difendere l’abuso, non già la generale invocazione di fermezza concreta contro l’abuso.

Il governo, cagone a Taranto, si riscatta a una quindicina di chilometri da Palermo. Ieri a Partinico, nel quartiere Casa Santa, l’ordine l’ha vinta sul disordine.
I teleblablà e gli scribacchini siculi ci hanno dato dentro, ovviamente nei cautelosi e doverosi limiti imposti da preponderante temperie mafiosa, cioè dicendo il peccato ma non il peccatore. Comunque ieri la stampa ha relato con discreto clamore che un disoccupato aveva avviato nel proprio garage una bottega abusiva di barbiere. Si badi: non una barberia finta, dove uno entra, simula un taglio di capelli e poi magari esce con qualche acquisto clandestino, dalle ciabatte alla droga. No: l’uomo faceva il barbiere sul serio. Ma senza le prescritte autorizzazioni sanitarie e fiscali. Così le Fiamme Gialle gli hanno sequestrato tutto e lo hanno denunciato, come codici e regolamenti comandano. Il barbiere clandestino dovrà pagare un’ammenda da 1.750 a 16.500 euro, dovrà aprire la negletta partita IVA e sborsare le tasse sui guadagni che gl’ispettori gli stimeranno.
Cristo, ci voleva! Adesso sì mi sento cittadino di uno Stato di diritto.
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DIARIO MINIMO

L’agente federale di Pagnocco

Il passaporto è logoro nei punti sfregati da infinite mani. Anche la foto e le generalità all’interno lo sarebbero, se occhiate intense e incredule le usurassero.
– Cavoli, sei proprio tu! Ma come hai fatto a diventare cittadino degli Stati Uniti?
– Mi sono ben inserito.
E Franky gongola in attesa di sferrare le successive bordate. La patente made in USA, la tessera del Golf Club. Sino alla stoccata finale: la patacca rutilante dell’FBI!
Il figlio dell’edicolante non ha mai attraversato l’Atlantico. Ha fisico meschino, soffre d’asma bronchiale, non avrebbe mai superato neppure la visita per diventare vigile urbano. Da tre anni vive a Croydon, una quindicina di chilometri a sud di Londra. In una casetta a schiera. Ogni mese gli arrivano i soldi dai genitori, che affacciano edicola sulla piazza di Pagnocco. È l’unica del borgo, vanta altre 15 licenze commerciali, dagli abiti alla cancelleria agli articoli da regalo. Ma soprattutto il Lotto. Per dire che Franky è stravaccato su rendita pingua e perenne. Babbo è mercante accorto, ha sempre spremuto l’iradiddio dal negozio, ha investito in proporzione. Il suo unico assillo: misurare i quattrini al figlio, che tende allo sperpero. Non sempre ci riesce. Per esempio qualche anno fa Franky pretestò il rifacimento di due denti per incassare da babbo qualche migliaio di sterline. Il convivente, impiegato alla City, gli aveva segnalato una pubblicità sull’Economist, settimanale economico. Offriva «un passaporto di riserva a chi viaggia per affari in Paesi a rischio insurrezionale, dove può essere rischioso rivelare identità autentica». Franky fece spesa alla grande.
[…]

20191106LFranky

 

SPECULATORI D’ACCATTO

Il benzinaio crumiro iperfurbo la vende a 1,99 euro

A cospetto del prezzo medio di 1,49 praticato dai crumiri di media astuzia. Se lo sciopero di categoria, proclamato oggi e domani, è occasione sporadica per sfogare istinti borsari, analoghi ingiustificati rincari cadenzano la rete distributiva nei punti e negli orari critici, ove gli automobilisti si ritrovano facilmente a secco e devono subire forche caudine che evocano scenari da ladri di passo…

20191106LBenza

 
 
3 novembre 2019

 

LE NUOVE FRONTIERE DELLO SFRUTTAMENTO DEGL’IMMIGRATI

Il sudore che luccica è cinese, l’oro non sempre

È una favola che conosciamo tutti perché viene raccontata ovunque vi siano attività commerciali con insegna cinese. Cioè in tutt’Italia. Questa la storia: «Il barista italiano esitava a vendere, allora è arrivato un cinese con un valigione grosso così, strapieno di soldi, e a questo punto il nostro barista non ha potuto dire di no».
Vale per i bar, per i negozi, per i ristoranti, per i mercatini ambulanti, per le sartorie… L’invasione gialla è innegabile. Ma è negabile che i cinesi vengano sempre qui a fare i padroni.
L’analisi delle visure camerali aggalla ben altro: spesso gli autentici proprietari delle intraprese a denominazione sociale cinese e gestite da cinesi sono italianissimi. E ancor più spesso, dietro l’intestazione legale di un esercizio commerciale a un cinese c’è il dominio effettivo d’una finanziaria made in Italy.
I nostri callidi connazionali replicano oggi in Italia quel che i mandarini facevano in Cina nei secoli scorsi: fanno i parassiti, ingrassano alle spalle delle famiglie d’immigrati cinesi, giugulati da contratti di sfruttamento legalissimi, ma moralmente indegni.
[…]

20191103Cinesi

CRONACA DI ORDINARIA FOLLIA COLLETTIVA

«Maschi di merda»

«Vivevo col marito Gianni, la figlia di 8 anni e il suocero. In una valle angusta di fianchi e di mentalità..
Gianni m’impose la convivenza del padre dieci mesi fa, per costrizioni economiche. Abitavamo un alloggio minuscolo e malsano e risparmiavamo all’osso in vista di comprarcene uno decente. Un traguardo lontano. Finché un giorno Gianni propose:
– Cara, babbo è disposto a vendere la sua casetta e a girarci il ricavato. Così avremmo subito i soldi per l’anticipo del mutuo.
– E lui dove andrebbe ad abitare?
– Dalle sorelle, che gli costruirebbero camera e bagno sopra il loro garage. Questione di qualche mese. Nel frattempo babbo lo ospitiamo noi, dice che si contenta del divano…
La prima volta che mio suocero mi ha messo le mani addosso gli ho dato uno sberlone. Si è scusato alle lacrime, attribuendo il gesto a cedimento senile, mi ha promesso che non sarebbe accaduto mai più, mi ha implorata di non riferire nulla a Gianni.
Ha mantenuto la promessa. Con me. Ma l’ho sorpreso in atteggiamento equivoco con la mia piccola. Stavolta ho intimato a mio marito di cacciarlo all’istante: o io o lui. Gianni ha ceduto, ha sistemato il padre in una pensione. Ogni spesa a nostro carico.
Di mesi ne sono passati dieci. Finché ho scoperto che il rosso in banca aumentava, invece di diminuire con il pagamento delle rate del mutuo.
– Perché, Gianni?
– Senti, cara, sappiamo entrambi che mio padre è ancora un giovinotto, da quel punto di vista lì… Insomma, ha certi bisogni che costano e sai anche tu il poco di pensione che prende… Per farla breve: è meglio che certi vizi glieli paghiamo noi piuttosto di ritrovarci con qualche tragedia in casa… Nostra figlia si fa grandicella…
L’ho fissato allibita.
– Ma dài, non fare la santerellina! Va sulla tangenziale a farsi qualche sveltina, meglio loro che nostra figlia, no?
Ho preso mia figlia e sono scappata da mia madre.
Ma mi attendeva un’altra batosta: ho saputo che la gente del paese si è schierata con loro due, i miei maschi tanto simpatici e amici di tutti. Maschi di merda!
L’ex parroco mi ha trovato sistemazione in un paese nel Veronese, dove faccio la commessa e da una settimana vivo con mia figlia.

Nomi di persone e di luoghi, nonché dettagli marginali, sono alterati per non consentire l’identificazione dei protagonisti.

 
2 novembre 2019

 

GIUSTIZIA TERRENA E INGIUSTIZIA DIVINA

Se il pedofilo si rifugia (quasi) in paradiso

In una città veneta cattolicissima c’è un istituto che ospita ed educa sordomuti. Vi si dedicano religiosi d’apposito Ordine. Le benemerenze dell’Istituto sono declinate in reiterate lodi e preghiere. Le quali fluitano donazioni all’Ordine, che dunque ha motivo di render grazia a Dio per i floridi bilanci che annualmente chiude con pingui avanzi di gestione. Tutti soldi ovviamente e piamente destinati agli assistiti, nonché agl’immobili dove alloggiano e all’ottimale mantenimento psico-fisico dei religiosi che vi lavorano.
Ma un brutto giorno l’istituto dove impera il linguaggio dei gesti è lacerato da urla di terrore e raccapriccio: un plotone di ex allievi dell’istituto, ormai adulti, sono andati dal magistrato a denunciare fatti turpi: Quando eravamo bambini, i Tali preti dell’Istituto ci violentavano sessualmente, spesso e con sadismi configuranti tortura.
Il magistrato verifica, accerta, gonfia un dossier di accuse contro il Tal e Talaltro religioso.
Ma Talaltro è morto nel frattempo. Allora il magistrato si contenta di rinviare a giudizio don Tal.
Ma don Tal è diventato irreperibile. Perché il capo dell’Ordine lo ha trasferito nella filiale sudamericana dell’Istituto, destinata ai sordomuti di quei Paesi.
In seguito, anche qui esplode identico scandalo: ex allievi denunciano al magistrato sudamericano che il solito don Tal ha fatto combutta con altri della sua risma, e tutti insieme violentarono e seviziarono i piccoli ospiti, impossibilitati a invocare aiuto contro gli aguzzini e a lungo impossibilitati a denunciarli.
La macchina giudiziaria procede a rilento, nella provincia italiana come in Sudamerica. A incepparla non è soltanto l’omertà regnante nell’Ordine e nelle fratellanze contermini. È soprattutto l’aleggiare, sopra l’elenco dei complici – quantomeno per omissione dei doveri di vigilanza e d’intervento – di personaggi tonacati e veleggianti in cieli altissimi, prossimi a Dio, dove le ali dei magistrati si sciolgono.
Inchiesta.
[…]

Codice articolo: 20191102LSordi

DIARIO MINIMO

Un figlio di Babbo muore sempre a ragione

Giovanandrea detto Giao – Giaione per il babbo – va a sciare. Disdegna i discesisti che imboccano la pista regolare e le scivola all’esterno. Poche centinaia di metri e perde il controllo. Precipita in pendio ripido e si spacca il collo contro un albero.
Il babbo fa causa alla società che gestisce l’impianto e chiede i danni per la perdita del figlio.
La società glieli nega, motivando che il povero Giao non è deceduto all’interno dell’impianto, bensì all’esterno, poiché sciava, come si dice in gergo, fuoripista.
Il Babbo si rivolge a una tivù locale, affinché sostenga le ragioni dello sciatore deceduto.
La tivù replica che la ragione sta dalla parte di chi scia in pista, non fuori.
Babbo chiede aiuto agli amici di partito, che ha contribuito a far eleggere in Regione e in parlamento.
Gli amici telefonano alla tivù.
Telegiornale della sera stessa: «E ora occupiamoci della tragica vicenda dello sciatore della nostra città, ucciso mentre procedeva lungo una pista non-segnalata…»
L’indomani la società impiantistica telefona a Babbo.
Sono trascorsi sette mesi e si profila un accordo.
[…]

20191102LSci

 
1° novembre 2019

 

LORO FANNO LA SPESA AL MERCATO REGIONALE DEI VOTI, NOI PAGHIAMO

I Bed&Breakfast fasulli

Verifico l’indirizzo: sono nel posto giusto. Qui l’annuario della Regione ubica un Bed&Breakfast, in sigla B&B. Cioè una «struttura ricettiva privata, dove è possibile pernottare e consumare la prima colazione a prezzi contenuti». Contenuti da un finanziamento regionale, che ha alleviato i costi di edificazione e di arredo di questa che, priva d’insegne e cartelli, si presenta come dignitosa villotta non diversa da altre di questo borgo che fu antico e che da anni è stato ristrutturato senza risparmio. Anzi: con tratti palesi di scialo.
L’annuario regionale dei B&B che segnala questa villotta non fornisce telefono ma soltanto indirizzo di posta elettronica. Ho scritto una settimana fa e non ho avuto risposta. Ho riscritto tre giorni fa e ho incassato freddo e lapidario riscontro: «Siamo completi sino alla primavera prossima». Tutto qui. Neppure un «ci spiace», neppure un «a risentirci», figurarsi un rinvio ad altre strutture della zona.
Suono il campanello. Una domestica d’importazione appare in cima alla scalinata che dal cancelletto eleva al rialzato. Chiedo:
– Per quando posso prenotare una stanza?
Agita entrambe le mani, a segnalare diniego.
Alle sue spalle s’approssima donna in assetto da trucco pre-uscita:
– No, guardi, siamo al completo.
– Sino a quando?
– Non so, provi in primavera, buongiorno.
Gira sui tacchetti delle pantofole col ponpon.
Tanto algore non fa che consolidare sospetti sedimentati da settimane, da quando cerco di prenotare in uno dei molti B&B disseminati in questa plaga priva della minima attrattiva turistica o professionale. Eppure la mappa regionale è gragnolata da una distesa di puntini rossi segnalanti «strutture ricettive private». Perché questa simulazione?
Risposta: perché questo nugolo di sedicenti B&B segnala le riconoscenze dei politicanti regionali verso i collettori di voti cui devono l’elezione. Cioè: regalie pure e semplici, sotto forma di contributi a fondo perduto e di finanziamenti regionali finalizzati all’edificazione o alla ristrutturazione di privatissime dimore camuffate – ma soltanto nei documenti giustificativi dell’esborso di soldi pubblici – da B&B.
Negli ultimi dieci giorni la mia squadra d’investigazione ha mandato svariate decine di email e nessuno è riuscito a prenotare un solo posto nei B&B di questa zona.
[…]

20191101LBed

DIARIO MINIMO

«Altro che Lourdes! Qui c’è una madonna che miracola in contanti.»

Al terzo digestivo gagliardo l’incauta precisa i contorni della confidenza accennata dopo il secondo:
– Mi hanno già invitata in televisione tre volte e mi pagano i bei soldi. Anche perché, come vedi, mi presento bene e ho una certa parlantina. Me l’han detto subito: Signora, lei buca lo schermo!
– Quali televisioni?
Fa il nome di un’emittente zonale, che la sera manda in onda una trasmissione di «salute e benessere».
– E che cosa racconti in tivù?
– Semplicemente la mia esperienza di malata che ha trovato la cura. Da quando prendo le pastiglie *** sto molto meglio. I dolori sono quasi spariti e la notte dormo.
– Chi te le ha prescritte?
– Non serve la ricetta del medico, le ordini su internet, ovviamente le paghi e ti arrivano col corriere entro due giorni.
– Di che malattia soffri?
– Mal di ossa.
– E la cura del medico non funzionava?
– Non sono mai andata dal dottore. Non mi fido dei pastrocchi industriali, credo nella medicina naturale.
– Ma sulla confezione di pastiglie ***, che mi hai mostrato, c’è scritto Balsamo di lunga vita, e risulta prodotto in un laboratorio dolciario, non da una casa farmaceutica.
– Scrivono così altrimenti i dottori tradizionali, che sono invidiosi, rompono i coglioni.
– Chi te l’ha detto?
– La presentatrice che mi invita in televisione.
– Ti fai pagare per testimoniare la verità?!
– Non è un compenso, è un rimborso spese. Abito in un paese lontano dalla città. Ci sono il viaggio, la cena, l’albergo eccetera. E poi, scusa, tra una balla e l’altra io perdo quattro ore ogni volta… insomma, è lavoro, no?
– Che ti rende bene...
– Insomma… parlare in televisione non è come fare la badante al mio vecchietto… è impegnativo, ti devi preparare.
– Quanto hai incassato sinora?
– In questo momento non so dirti le cifre di preciso… diciamo che ho cambiato l’auto. Intendiamoci: quella vecchia tirava gli ultimi e non è che abbia comprato ʼste gran macchina…
[…]

20191101LPastiglie

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