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La provincia italiana
di Gian Carlo Scotuzzi - Gli articoli integrali sono solitamente riservati ai sodali - Contatto - Correlato: Giornale di bordo.
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domenica 8 dicembre 2019

 

FRIULI VENEZIA GIUGIA

Farmacisti di montagna cercansi

La Regione ha emesso un bando per aggiudicare negozi di medicine. Negozi, sì, perché tali sono degenerati  i punti di distribuzione del più assoluto dei beni di prima necessità: quello salvavita.
Le farmacie, secondo legge e buonsenso, dovrebbero essere una concessione dell’ente pubblico, che le aggiudica come esito d’una gara e poi se le riprende quando il concessionario appende il camice al chiodo. Invece le farmacie, una volta ottenute in uso dallo Stato, vengono accaparrate come feudo privato e tramandate di padre in figlio. Parliamo di quelle redditizie come miniere auree, dove i proventi degli aggi sui medicinali sono surclassati dai profitti su merci vili, estranee al mondo della farmacopea: profumi, creme estetiche, saponi, smalti per unghie, balocchi, eccetera. La sedicente farmacia – che appunto, a rigore di preponderanza merceologica, non dovrebbe più chiamarsi tale – ne rigurgita, al punto d’aver sfrattato i farmaci autentici. Questi sono trasferiti dai ripiani della ex-farmacia al magazzino del grossista. Con sommo disagio dei malati, che dinanzi alla ricetta con cui il medico prescrittore invoca terapia urgente, il paziente si sente rispondere: Passi questo pomeriggio. Se non: Domani.
Ribadiamo: stiamo parlando delle ex-farmacie che rendono quanto dieci oreficerie in centro. Diversa musica contabile echeggiano le farmacie dei paesi di montagna, dove i clienti non sono legione e quasi nessuno, tra gli anziani rimasti, ha soldi e aspirazioni per comprarsi essenze olfattive pregiate e creme antirughe. Qui il farmacista riscuote onesto e peraltro sempre cospicuo tornaconto mensile, ma non i lingotti che potrebbe cavare da insegna omologa altrove. Così, dinanzi al bando della Regione friulana, che legalmente deve garantire farmacie anche ai borghi in alta quota, è il deserto. Ancorché disoccupato, se a un farmacista di primo pelo non prospetti un punto-vendita che gli renda almeno venti stipendi da insegnante non alza neppure il culo dalla sedia.
Panoramica sul desolante scenario delle distribuzione farmaceutica in Italia.
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SICILIA

Rivolta a Messina

Tranquilli: una rivoltina, una protestina rispettosissima e cauta contro una novità che ha sconcertato le decine di migliaia di popolani che, come ogni anno, ieri sera hanno affollato Piazza Cairoli per plaudere la festa mezzo pagana e mezzo religiosa dell’accensione delle luci. Cioè della luminaria allestita ritualmente dal Comune. Ed ecco la sorpresa: gran parte del popolo ha fatto risacca contro il tendone nero eretto a corolla del cuore della luminaria. Il Comune vi ha lasciato solo un varco dove riscuote i cinque ore del prezzo d’ingresso. I messinesi si sono indignanti al punto che un consigliere comunale Salvatore Sorbello ha chiesto al sindaco di «rimuovere il telone posto a perimetro del giardino». Poi, rendendosi conto di vivere in una plaga dove è prudente tenere la testa bassa, ha subito ripiegato sulla richiesta di «un adeguamento del prezzo d’ingresso, affinché sia reso congruo e accessibile a tutte la famiglie».

 
7 dicembre 2019

 

VAL D’AOSTA

40 mila euro per tenere la manina contabile al presidente regionale incompetente

Nel 1945, in Val d’Aosta, il Comitato di Liberazione Nazionale, che gestiva le piccole cose d’un’Italia appena liberata dal fascismo – le cose grandi essendo appannaggio degli Alleati vincitori – adottò tra i primi due provvedimenti: la rinomina del sindaco di Saint-Vincent, Elia Page, che nel 1921 aveva voluto il locale casinò, e la riapertura del medesimo, ch’era stato chiuso nel 1940 allo scoppio della guerra.
Perché uno dei tre casinò italiani sta nella più piccola delle regioni? Talmente piccina, con i suoi 126 mila abitanti, d’avere stazza di cittadella, come Sassari o Latina, o addirittura di municipio, come Giugliano in Campania, che non fa neppure provincia perché sta in quella di Napoli. E, ancora, perché una plaga talmente modesta deve avere rango di Regione, per di più autonoma? La risposta è identica per i due quesiti: perché i valdostani barano. Non al tavolo da gioco, ma su quello politico, dove gl’incassi a scapito dell’Italia tutta sono ben più pingui.
A giustificazione del privilegio biscazziere, i valdostani millantano attività turistica, come San Remo e Venezia. Non è vero. La Valle è mero budello di passaggio verso autentiche aree turistiche quali la Riviera o la Francia o la Svizzera. Quanto all’autonomia motivata dall’esigenza di tutelare una pretesa minoranza linguistica, è parimenti una balla. In Val d’Aosta il francese non lo parla nessuno e il bilinguismo è una favola. Provate a entrare in un bar o in negozio di Aosta parlando la lingua di Voltaire e non sarete capiti. E se andate all’edicola a chiedere il quotidiano locale in francese – come potete fare a Merano o Bolzano con il tedesco
Dolomiten – uscite a mani vuote.
E a questo punto siamo già irritati tanto d’attraversare la Valle guardandoci bene dal fermarci anche solo per un caffè o far benzina. Eppure c’è una terza sconcezza che in questi giorni dovrebbe finalmente indurre un parlamento autenticamente riformista a sbaraccare la Regione valdostana: il suo presidente, Antonio Fosson, dovendo esaminare i conti del casinò, dal quale avrebbe diritto di prelevare utili a beneficio della collettività se i tavoli da gioco non perdessero 53 milioni di euro l’anno, confessa la propria inettitudine. Al punto da addossare al bilancio regionale 40 mila euro di parcella allo studio legale da cui si fa assistere per compulsare i conti del casinò.
Cari valdostani, perché non eleggete un ragioniere?
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BRESCIA E PRATO

Le famiglie e la Famiglia

In un borgo bresciano che non merita d’esser nominato e celebrante un prete di cui non val la pena fare il nome, venne allestito anni fa un presepio anomalo. Invece della scenografia di Betlemme con corredo di Giuseppe, Maria, bue, asinello, pecore eccetera, i borgatari riprodussero la loro borgata, con le case di ognuno a rimpiazzo della Capanna. E al posto di Gesù e santi e pastori i borgatari collocarono le foto delle loro famiglie. Si assursero a Salvatori e a Santi a rimpiazzo di quelli sanciti dai Libri. Insomma autocelebrarono le loro famiglie invece della Famiglia, collocando i parenti stretti al centro dell’universo, come fanno in ogni altro giorno dell’anno.
Il prete fu richiamato all’ordine e il presepio blasfemo non fu replicato, bastando e avanzando quelli rituali, non meno ipocriti ma almeno non palesemente irridenti la tradizione canonica.
Meno stridente con la religione autentica si colloca il presepio allestito oggi all’istituto comprensivo Convenevole da Prato, nella città omonima. Invece di disseminare il solito ripiano con i Re Magi, le pecore eccetera, il dirigente scolastico Marco Fedi e l’insegnante Carla Vinci hanno guidato i ragazzi nella realizzazione di un pannello cartaceo, con i barconi dei migranti e altri simboli di tragedie odierne, stimoli alla riflessione, alla solidarietà civile e alla carità cristiana.

 
6 dicembre 2019

 

TARANTO

Una busta paga val bene il cancro. Dell’intera città

I dipendenti dell’acciaieria, le loro famiglie e l’indotto valgono troppi voti perché un governo li posponga all’interesse collettivo. Così, dinanzi all’alternativa tra chiudere impianti siderurgici obsoleti e inquinanti e, dall’altro, lasciare le cose come stanno e al diavolo la salute di tutti, il governo opta per entrambi i mali: tiene in vita mezzo stabilimento, comunque sufficiente a continuare ad ammorbare la popolazione, e trasferisce una quota di operai dal libropaga della fabbrica a quello dell’INPS. Meglio pagare operai che non fanno nulla (o un secondo lavoro in nero) piuttosto che perdere consenso e potere…
Rituale cronaca annunciata dell’ennesima dissipazione di soldi pubblici, a beneficio di mandatari corrotti e di mandanti non migliori…
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ALLA FIERA DELLE EMOZIONI D’ASILO

Gretismo e segrismo…

… sono gli additivi più vistosi e sapidi d’una melassa disinformativa che stuoli di pennivendoli riversano sulla plebe avida di circenses, fabule da telenovela ed esibizionismi gratuiti.
Proponiamo un campionario degli eccessi piazzaioli più sconsolanti.
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MILANO, CITTÀ DELLA MODA

Decorazioni all’invecchiamento

Anche il mio condominio vuole dare la cittadinanza onoraria a una nonna che, 75 anni fa, si fece 17 mesi in un campo di lavoro nazista.

 

 
1° dicembre 2019

 

ROMA

Fuori i soldi o mi sparo!

È la minaccia dei rapinatori morali. Obiettivo: ottenere con la violenza ciò che Legge e competizione democratica negano. L’arma cambia con le predilezioni e le disponibilità del rapinatore. Il radicale Marco Pannella, statisticamente campione italiano di questo genere di grassatori, adorava il digiuno. Diceva ai governanti: O fate come dico io o smetto di mangiare e avrete sulla coscienza la mia morte per inedia. Ovvio che i governanti non gli credessero. Ma la maggior parte del popolino sì. E siccome è questa maggioranza di creduloni a decidere chi va in parlamento, quelli che vi siedono si adeguano. Fa niente se i frequenti digiuni armati erano leniti da laute colazioni e merende; fa niente se duravano pochi giorni; insomma fa niente se erano, agli occhi della minoranza elettorale di buonsenso, pagliacciate (Pannella è campato 86 anni). In cabina elettorale i più hanno sempre ragione, i meno sempre torto.
In un’Italia dove si trovano magistrati che condannano insegnanti rei di bocciare un somaro o intimano alla Sanità pubblica di rimborsare terapie cialtrone a malati ostili a quelle scientifiche, non si è mai reperito un solo giudice disposto a incriminare i grassatori alla Pannella per minaccia o rapina “a mano armata impropria”. Obietterete che Pannella e compagnia brutta non hanno mai sparato ad alcuno, cioè che non si sono mai suicidati sul serio, per la buona ragione che le loro astinenze erano fasulle. Ma il codice penale è esplicito: un’arma scarica proclamata per carica a un minacciato indotto a ritenerla tale è considerata carica.
Ieri Renato Brunetta, parlamentare berlusconiano, ha rapinato la buonafede del popolino ricorrendo ad altra arma della panoplia ricattatoria. Si è passato attorno al collo una catena – lieve e lasca – l’ha girata a una cancellata e ha intimato al Comune di Roma: O rinunci a ubicare qui una discarica di rifiuti, oppure non mi slego. A parte che Brunetta si è guardato bene dall’incatenarsi sul serio; a parte che ha posto fine alla sceneggiata dopo un quarto d’ora o giù di lì, il tempo di esibirsi alle tivù, complici dolose della recita; a parte il non-senso della pretesa, giacché una città soffocata dai rifiuti ha ben il diritto di sgombrali e di smaltirli da qualche parte. A parte tutto questo, più che sufficiente a svogliare giornalisti onesti dall’offrire proscenio mediatico al grassatore, nessuno gli ha contestato, in aggiunta al reato di “rapina”,  altre disonestà sostanziali che pure sono esplicite: l’interesse privato, giacché Brunetta è titolare di una fabbrica vicina al luogo scelto per la discarica; poi l’interruzione di pubblico servizio, giacché se la sceneggiate riuscisse nell’intento ostruzionista o quantomeno ritardasse l’apertura della discarica, tutti i romani soffrirebbero le conseguenze dalla mancata rimozione dei rifiuti.
Da senno, va registrata la mancata reazione di politici e stampa contro il malvezzo di degenerare la politica a spettacolo, a simboli, a trovate irrazionali, a fomiti infantili per scatenare nel popolino reazioni di pelle, istintive, tornacontiste, agli antipodi della conoscenza e della riflessione.
Mettiamo che il Comune ceda, annulli il progetto di discarica al quartiere Falcognana, quello di Brunetta appunto, e la ubichi altrove. Dovrebbe prima accertarsi che qui non abiti né vi abbia interessi qualcuno capace di salire sul tetto, convocare le telecamere ed esibire l’arma con la minaccia in canna: O rinunciate a piazzare qui la discarica, o mi butto.
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VERCELLI

Arma confessionale

È vero che non ci sono più i carabinieri d’una volta: l’Arma fu sciolta con legge del governo d’Alema II il 31 marzo 2000, implementata dal Decreto legislativo 5 ottobre n. 297, debitamente ahinoi controfirmato dal presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Chiariamo: l’Arma fu sciolta sul piano formale, al fine di metamorfosarla su quello sostanziale: i carabinieri furono declassati a “polizia di secondo livello”. Il “primo livello” fu attribuito a una nuova arma sovrastatale: la Gendarmeria Europea, in sigla EUROGENDFOR, dove peraltro furono travasati i carabinieri più idonei militarmente. E inidonei patrioticamente, trattandosi di abiurare la fedeltà alla patria e di subordinarsi all’Unione. EUROGENDFORè strapiena di poteri che tracimano quelli consentiti dalla Costituzione nazionale al proprio braccio armato. E indipendente dal nostro Stato, giacché EUROGENDFOR risponde direttamente ed esclusivamente alla Commissione Europea.
Ma è vero che l’Arma, per quanto dimezzata, per quanto agli ordini di un esecutivo continentale non emanato dagli elettori, per quanto ideologicamente piuttosto reazionaria, insomma per quanto trave a volte crepata, si è sempre mostrata  – riprendendo l’Indro Montanelli a proposito della Democrazia Cristiana – l’unica in grado di reggere il tetto repubblicano. Ancora: per quanto spesso – e con che spessore! – incline a eccedere in atlantismo, l’Arma è sinonimo, nell’immaginario collettivo maggioritario, d’indipendenza nazionale.
Per cui fa male vedere, come abbiamo visto nei giorni scorsi sulla stampa piemontese, ufficiali alamarati salire sull’altare della chiesa di Sant’Agnese, a Vercelli, e salmodiare lodi alla «Madonna protettrice dei carabinieri». Lo Stato ci scapita quando un suo carabiniere in divisa, a maggior ragione se graduato sino al grado di colonnello, sale al pergamo ad omeliare e dirigere orazioni.
So bene che i carabinieri sono da sempre comandati a ruolo di baciapile. Sono abusi a scortare santi e reliquie nelle processioni parrocchiali. Ma lo Stato italiano è laico in ogni suo braccio, a principiare da quello militare. A disdoro del nefasto Ordinariato Militare coi suoi cappellani in divisa, la Costituzione – quella autentica italiana, non le versioni imbastardite dall’inciucio europeo – non tollera soldati biascicare avemarie né onorare altro simbolo che non sia la bandiera tricolore.
Mi consta che molti carabinieri riluttano a rassegnarsi al ruolo di gendarmi di secondo livello operativo e sognano di riconquistare il primo. Comincino col riprendersi appiombo etico.
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28 novembre 2019

 

ORFANI E VEDOVI SPECIALI

I professionisti della doglianza

L’altro giorno il palazzo di giustizia di Milano ha condannato lo Stato a sborsare 400 mila euro a testa ai tre figli del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato nel 1982. Per il delitto fu condannato un mafioso. Dovrebb’essere lui a pagare, no?
Non si può, perché è nullatenente.
Ma in ogni caso che c’entra lo Stato? A meno di non bollare il delitto come “assassinio di uno Stato colluso con la mafia” – come penso io ma come non pensano i giudici – la sentenza è doppiamente ingiusta: primo, perché condanna uno Stato che i giudici non ritengono reo; secondo, perché attribuisce ai tre orfani un privilegio economico negato agli altri figli di assassinati. Nella motivazione della sentenza si legge che i figli del generale hanno sofferto di più in considerazione della notorietà del padre e della ridondanza mediatica dell’evento. Come se gli altri orfani di mafia – o di Stato – si fossero divertiti e come se il dolore si misurasse col metro dell’audience televisivo del caro estinto e dei sopravvissuti.
Perché tanto squilibrio in giudici supposti misurare colpe e pene col bilancino del farmacista? La risposta è che i magistrati, per quanto elevati dal rango della toga, sono pur sempre figli del popolo e ne condividono loro malgrado le distorsioni mentali. E la prima di queste è l’iniquità valutativa che il circo mediatico sedimenta in ogni teleutente o lettore: il personaggio che ricorre sugli schermi e sulla carta stampata viene sbrancato dalla massa dei cittadini “uguali davanti la legge”. Viene elevato al rango di quella nobiltà contemporanea adubata dalla notorietà.
Vale per ogni grado di parentela col defunto.
Per esempio s’aggira per l’Italia, ovunque riscuotendo considerazione di dolente nobile, un vedovo che perse la moglie in un attentato di fascio – di Stato, opino io – nel 1974…
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20191128GOrfani

PORDENONE

I militari vanno a lezione di guerra
da una società privata

Le caserme sono rimaste senza istruttori? Oppure quelli che hanno non sono all’altezza di quelli privati che addestrano a scopo di lucro? È un fatto che una locale impresa di sicurezza privata (Windrose Tactical Solution) ha organizzato un corso di aggiornamento sulle «tecniche di utilizzo dell’arma in dotazione», cui hanno partecipato esponenti di tutte le forze dell’ordine, «alcuni in veste privata, altri mandati dalle rispettive Amministrazioni». Docente d’onore: un soldato americano, addestratore delle truppe di colà e titolare d’una scuola privata per militari, la Tacflow Academy.

 
26 novembre 2019

 

PIEMONTE

Al varo la prima scuola per genitori

Si rivolge a quanti, non sapendo fare il proprio mestiere, si ritrovano con figliolanza ingestibile se non anche deviata. I fondatori motivano l’iniziativa con una premessa di Frank Furedi: «Se la cultura occidentale attribuisce importanza alla genitorialità è perché la considera potenzialmente la fonte di tutt’i problemi sociali che affliggono le nostre comunità». Di qui l’impegno prioritario del corso: guarire babbi e mamme dal bipolarismo che li fa ondeggiare tra indifferenza camuffata da tolleranza estrema e padronismo mascherato da adorazione della prole.
Il caso dei genitori cremonesi che hanno impugnato dinanzi al Consiglio di Stato la bocciatura del figlio. E hanno vinto, ahinoi tutti…
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20191126LGenitori

AUTOMOBILISTI DI CACCA

Quelli che giocano a violare il codice della strada

A palazzo di giustizia di Agrigento il pubblico ministero ha chiuso l’inchiesta a carico di 62 indagati, quasi tutti di Canicattì. L’accusa: quando vedevano un posto di blocco stradale o un controllo di velocità, accendevano il cellulare e lanciavano, a beneficio dell’intero gruppo, questo messaggio: Uomini immiezzo a via, (uomini in mezzo alla strada), seguito dalle indicazioni del luogo. Così la banda veniva allertata sul rischio d’incappare in controlli e di beccarsi una multa. L’accusa penale è: interruzione di pubblico servizio.
Si tratta di vezzo analogo ad altri incistati in molti italiani balordi che praticano il gioco dell’illegalità impunita, spesso nelle piccole violazioni quotidiane perché delinquere alla grande richiede adeguate dosi d’intelligenza e coraggio. Per esempio, quanti automobilisti, superando l’appostamento di una pattuglia di polizia o carabinieri, lampeggiano a beneficio delle auto provenienti da senso inverso? Pensano, poverini, che vanificare il lavoro delle forze dell’ordine sia una manifestazione di solidarietà. Tra balordi, appunto.

 
24 novembre 2019

 

TRENTO

I cattivi genitori si mettono in riga a colpi di sfratto

Ha detto Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento: «Chi abita una casa ITEA, pagata coi soldi dei trentini, ha una responsabilità morale anche per i propri familiari». Vuol dire, per esempio, che se tuo figlio viene condannato per droga, è l’intera tua famiglia a dover lasciare l’appartamento.
L’ITEA è l’Istituto Trentino Edilizia Abitativa, che con il proprio vasto patrimonio immobiliare calmiera i prezzi e offre tetto a molte famiglie che non potrebbero permettersene uno sul libero mercato.
La sortita di Fugatti è, con ogni evidenza, una provocazione, giacché la Costituzione sancisce che la responsabilità penale è personale. Dunque è un’insania giuridica pretendere che la pena si estenda dal reo ai parenti. E Fugatti ne è consapevole, visto che, per quanto d’indole sanguigna e di carattere petardesco, non è una verginella della politica: prima di prendere il timone della Provincia, il 3 dicembre dell’anno scorso, è stato per quasi cinque mesi sottosegretario del ministero della Salute. Un alto dirigente della Lega, dunque, supposto non parlare a vanvera. Per cui ci piace supporre, nella sua apparentemente bislacca proposta, un anelito educativo: pungolare i genitori a fare meglio il loro mestiere. Non hai saputo allevare come si deve tuo figlio? Peggio per te: se lui sbaglia penalmente, anche tu ne paghi il prezzo, quantomeno in soldoni.
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TRENTO

Alta Cultura virile

Quest’immagine di festa di compleanno tra leghisti trentini ha spopolato, anche sui quotidiani locali, facendo scandalo. Ritrae: Alessandro Savoi, presidente della Lega del Trentino, Mirko Bisesti, segretario nonché assessore provinciale alla Cultura, poi Gianluca Cavada, consigliere. La torta è decorata con la scritta a cioccolato: «W la Lega e W la F…».

 
22 novembre 2019

 

FIRENZE

Anche a Empoli imperversa il lagunismo

È il vezzo di tirare per le lunghe le opere pubbliche contro le alluvioni. Succede nell’ansa che l’Arno insinua tra il comune di Montelupo, sulla sponda sud, e Capraia & Limite sulla nord. Qui il fiume a volte tracima, sommergendo ciò che gli abitanti vorrebbero restasse all’asciutto. Così nel 2003 ottennero dallo Stato il finanziamento di due casse di espansione, cioè lo scavo di enormi bacini dove l’Arno sfoghi l’onde di piena.
All’oggi: si sono spesi 10 milioni di euro ma le casse ancora non sono pronte. Così il fiume imperversa nelle sue bizze.
Adesso capite perché, quando rimproverate ai veneziani i ritardi del MOSE (la barriera contro l'acqua alta), vi replicano: ma perché ve la prendete soltanto con noi?
Sì, perché i pubblici gestori che scialacquano risorse in scudi idraulici mai o mal realizzati sono appollaiati come ladri di passo ovunque la natura malvagia prospetti inondazioni. Non è soltanto questione d’inefficienza. Al nocciolo ci sono tornaconti cospicui, sia a vantaggio degli appaltanti sia degli appaltatori…
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20191122LArno

BERGAMO

Mostri

Due giorni prima di morire di cancro nell’hospice di Gorlago, dov’era ricoverata in fase terminale, la signora Virginia, di anni 64, vede arrivare al proprio capezzale una donna, che i sanitari del reparto hanno tentato invano di placcare.
La donna si presenta così: «Sono dottoressa dell’INPS e sono qui per una visita fiscale. Deve firmare questo foglio».
La signora Virginia azzarda sgorbio tremulo. La dottoressa valuta, compila e comunica alla morente: «Le concedo altri giorni di malattia sino al 10 dicembre».
Adesso la visitatrice fiscale, nonché l’Istituto che l’ha arruolata a contratto, hanno un problema: come si dovranno contabilizzare i 31 giorni di malattia goduti dalla signora Virginia nell’aldilà?

 

UDINE

Senzatetto cercansi

In vista dei rigori invernali, la Caritas ha allestito un dormitorio per 60 barboni. Ma non ne trova. Forse ha confuso il Friuli con la Sicilia. A Udine quelli che non hanno un posto per dormire sono rari e questi dispongono dell’asilo notturno di Via Pracchiuso, che offre 23 posti, di cui tre femminili.
Comunque la Caritas è ultimativa: o i dormienti vengono a lei, oppure si sbaracca il dormitorio.

 
21 novembre 2019

 

VALLE D’AOSTA

Attenti al lupo

Ieri sera 84 persone e un cane che sembrava un lupo (o viceversa) hanno fiaccolato ad Aosta dinanzi alla sede del governo regionale. Motivo: indurre quelli dentro il palazzo a rinunciare ad abbattere i lupi di troppo.
Argomentano quelli fuori il palazzo: Il lupo è animale protetto dall’Unione Europea, che lo ritiene patrimonio faunistico prezioso e irrinunciabile. Dunque non si tocca.
Replicano quelli dentro: E infatti lo proteggiamo e ne vietiamo la caccia. Ma questi predatori vivono nei nostri boschi e quando non trovano da mangiare si invitano a pranzo nelle malghe e negli allevamenti, mangiando pecore. E vitelli. E mucche. E persino cavalli.
E quelli fuori: In questi casi non avete che da pagare il conto agli allevatori, come del resto la legge prescrive. A inizio d’anno non avete forse incassato 500 mila euro per liquidare i danneggiati?
E quelli dentro: Vero, ma questi soldi finiscono in fretta se lasciamo infoltire i branchi famelici. Un ariete sbranato ci costa 1.200 euro, una pecora 350, una mucca molto di più. A questi oneri bisogna aggiungere le spese veterinarie per curare le bestie ferite e le reti elettrificate che gli allevatori ci chiedono per tenere alla larga le belve, perché oltre ai lupi ci sono anche gli orsi.
E quelli fuori: Se i soldi non bastano, tocca a voi costringere lo Stato e l’Unione a darvene di più. In ogni caso il lupo non si tocca perché è animale protetto. E buono: non uccide per cattiveria, ma per sopravvivere, in armonia con le leggi di natura. È la vostra legge a favore della caccia a essere contro l’armonia del mondo!
E quelli dentro: Lungi da noi aprire questa caccia! Vogliamo autorizzare il prelievo dei capi in esubero e soltanto quando strettamente necessario e sempre previo benestare dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
E quelli fuori: Presso i popoli antichi e autenticamente civili il lupo era animale sacro!
E quelli dentro: Per l’economia degli allevatori odierni sono sacri pecore e mucche e vitelli e cavalli…
Il battibecco è proseguito come un metronomo sino a disvelare interessi di bottega che con l’amore per le bestie e la saggia gestione dell’equilibrio tra le specie hanno poco da spartire.
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LOMBARDIA

Viaggio premio in Cina,
pagano la Regione e lo sponsor

Il presidente della Regione Attilio Fontana è volato a Weifang (regione di Shandong), su un aereo folto di ciurma: colleghi di governo, assistenti, imprenditori, giornalisti. Cosa ci sono andati a fare in questa metropoli di quasi dieci milioni di abitanti, talmente nebbiosa di smog che il presidente Xi Jinping ha vietato all’amata figlia di metterci piede? Risposta: a Weifang ha sede uno dei fiori all’occhiello dello Stato cinese: la multinazionale Weichai, produttrice (fra il tant’altro) di motori diesel. I lombardi le sono debitori perché sette anni fa si è comprata il Gruppo Ferretti, che affogava nei debiti.
Sì, ma non è un buon pretesto per andare ogni anno fin là a ringraziare Weichai. Allora Fontana ha nobilitato la missione con il perseguimento di accordi commerciali tra Lombardia e Shandong. E ha aggiunto, casomai a qualcuno venisse in mente di prenderlo sul serio: Nei colloqui con i cinesi abbiamo anche «accennato» (sic) a un progetto di museo del motoscafo da installare a Sarnico, sul Lago d’Iseo, dove il Gruppo Ferretti, dunque Weichai, ne fabbrica col marchio Riva.

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20 novembre 2019

 

SQUATTER PIENI DI SOLDI

Altro che Trenta! Sono un esercito gli occupanti abusivi degli alloggi pubblici

L’ex ministra sloggiata da un’interessata campagna di stampa è l’eccezione. La regola non scritta è che il patrimonio immobiliare collettivo è bottino della casta al potere, che ne gode direttamente o lo usa come moneta di scambi inconfessabili.
Ne profittano tutti: politicanti, portaborse, sindacalisti, funzionari statali, regionali, provinciali e comunali, giornalisti, i loro parentadi… e persino i mafiosi cosiddetti pentiti, che esigono d’imbozzolirsi in residenze di lusso.
Li sfrattassimo tutti, leniremmo la piaga della penuria di alloggi.
Un viaggio tra le città italiane più cariate.
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20191120LSquatter

STAMPA IPERLOCALISTA

Dalla cronaca all’insensatezza

Un quotidiano del Sud riferisce che un maiale di 100 quintali, manto rosa pezzato marrone, è fuggito da un podere sconosciuto dalle parti di Francavilla Fontana, ha imboccato l’autostrada al casello Nord, direzione Brindisi. Tallonato da polizia urbana e pompieri, ha corso sino al casello Centro. Qui, stremato dai tre chilometri di fuga, è morto d’infarto.
Io l’ho fatta corta, ma il gazzettiere brindisino l’ha fatta lunga 2.864 parole, cioè 3.324 battute e una foto: una ridondanza che un cronista equilibrato riserverebbe a un uxoricidio.
L’episodio è rivelatorio della psicosi squilibrante ogni redazione locale, dove non sanno come riempire le pagine, a motivo apparente della ristrettezza geografica della loro giurisdizione. Ma la ragione vera è: sono condannati a occuparsi di piccinerie e scemenze perché non possono occuparsi di argomenti seri. Glielo vietano innanzitutto gl’inserzionisti, che giugulano i bilanci editoriali con l’arma del ricatto: provatevi a pubblicare cose che mi spiacciano e noi vi asfissiamo negandovi la pubblicità; e glielo vietano le consorterie partitiche, che espropriano le redazioni del diritto di cronaca politica per riservarlo ai propri comunicati istituzionali, che i redattori sono comandati a pubblicare intonsi, Verbo del Potere.
Logico che poi, quando gli capita un povero maialetto evaso dal macello, ci diano dentro senza ritegno.
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19 novembre 2019

 

L’INIQUITÀ DEI BIM

«Il padrone dell’acqua sono me»

È su questa anacronista e prevaricatoria pretesa dei montanari italici che si fonda la legge numero 27 del 1953, che istituì i Bacini Imbriferi Montani (BIM): 41 sodalizi dove i Comuni si fanno pagare dall’ENEL [1] l’acqua che scende dalle valli e che viene imbrigliata per alimentare le centrali elettriche. Soldi che poi l’ENEL scarica sulle bollette di tutti gl’italiani.
Con quale diritto pretendono di essere retribuiti in cambio dell’acqua che viene dal cielo e dallo scioglimento dei ghiacciai? Perché la considerano una risorsa esclusivamente loro? Rispondono: perché va a scapito dei nostri pascoli, delle nostre vigne eccetera.
È falso, come stiamo per dimostrare, e sarebbe comunque in contrasto con i principi etici (e costituzionalmente legali) della convivenza solidale, come stiamo per argomentare.
La sconcezza del prelievo viene maggiorata dall’uso in gran parte dissipatorio e clientelare che ne fanno i partiti gestori dei BIM
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DAL PROVINCIALISMO AL PAESISMO

Verso la tivù di borgo, poi di quartiere, poi di condominio

Ci siamo rallegrati dinanzi agli esisti dell’indagine sulla permanenza degl’italiani dinanzi al piccolo schermo: nell’ultimo anno sono calati di un milione. E gli altri ci stanno meno: 4 ore e 10 minuti al giorno, contro le 4 e mezza dell’anno scorso. Che ne fanno del tempo così liberato? Il grosso lo utilizza per smanettare il cellulare o il computer o per guardare film a pagamento. Il resto va nei centri commerciali o fa il turista.
Fin qui le buone, si fa per dire, notizie. Ed ecco la legnata: se le televisioni nazionali perdono molti utenti, quelle locali ne perdono pochini e alcune punti.
Più il raggio di diffusione è corto, e minori sono i danni. Se poi il raggio è cortissimo, l’utenza aumenta. Ci sono televisioni subprovinciali, che irraggiano comprensori minimi, anche di 40 mila abitanti, che vanno addirittura benissimo. (Il che non vuol dire bilanci in attivo, perché gli unici incassi sono quelli della pubblicità e delle marchette elettorali, l’una e le altre non sempre allineate all’utenza.)
Chi sono i nuovi guardoni delle emittenti localissime? Sono gli ultra sessantacinquenni…
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18 novembre 2019

 

CATEGORIE PROTETTE

I portatori di penna

Inchiesta sulle aggregazioni degli ex fanti di montagna e sulle loro implicazioni socio-politiche.
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17 novembre 2019

 

VENEZIA

Gli arditi telecronisti nell’acqua bassa

Oggi un portavoce degli albergatori della Serenissima è andato in televisione e ha sottratto qualche minuto ai Grandi Inviati che da giorni si esibiscono in reiterate dirette da Piazza San Marco, calzati di stivaloni da pescatore e con la marea a mezza coscia. Le loro esibizioni sono sincronizzate con l’acme dell’onda lagunare, che, essendo ciclica al pari d’ogni altra marea in tutto il mondo, dura poche ore.
L’albergatore ha tirato le orecchie a questi esibizionisti da catastrofe per richiamarli a un minimo di aderenza alla verità. Ha detto in sostanza: primo, che l’acqua alta è flagello ricorrente a Venezia, per l’ovvia ragione che la città si trova sotto il livello del mare, quando questo s’innalza in conseguenza d’una marea gonfiata dal vento; secondo, che gli sbandierati 180 centimetri di altezza della marea non sono misurati dal lastricato di Piazza San Marco, se lo l’Ardito ne sarebbe sommerso, ma dal livello medio del mare: vuol dire che, nella Piazza, l’acqua alta non supera qualche decina di centimetri; terzo, che, a conferma di quanto l’acqua alta rientri nella fisiologia della città, sia i turisti sia i loro spremitori l’accettano di buon grado, come dimostra il modesto numero di prenotazioni disdette, e ciò nonostante l’allarmismo recitato dagli Arditi.
Tant’è, basta che il balletto di temperie e intemperie sgarri di qualche passo ed ecco gli Esibizionisti da Catastrofe invadere il piccolo schermo e presentarci un’Italia alla Caporetto meteorologica, quando nessuno s’è neppure accorto d’essere in guerra. Se il meteo rilutta alla calamità, tocca agli Arditi simularla, onde motivare la stagionale inondazione – questa sì realissima e salatissima – di provvidenze, aiuti, soccorsi, stanziamenti da distribuire ad attori e comparse. E persino a portaborse che non fanno neppure lo sforzo di andare in scena.
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LOMBARDIA

169 mila euro di soldi nostri all’ostetricia delle farfalle

Non è uno scherzo: nascerà a Gardone Riviera, sul Lago di Garda. Si veda l’elenco dei progetti finanziati in questi giorni dal bislacco piano Lombardia to stay: 22 beneficiati, tra enti pubblici e privati, per un totale di 6 milioni di euro. Tanto costa questo capitolo di shopping di voti nei prossimi due anni.
Altra chicca: oltre 67 mila euro a una privatissima società ristoratrice a scopo di lucro.
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